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«Il ventinovenne Vittorio Montalti è forse il più dotato compositore italiano venuto alla ribalta negli ultimi anni. Lo ha confermato in Unnamed Machineries, la novità sinfonica commissionata dalla Fenice in ricordo di Giovanni Morelli. Nel breve spazio di cinque minuti quest’opera trascorre da acide fantasmagorie ad un intimismo sospeso, ove affiora non il canto diretto, ma la nostalgia del canto in una scrittura di sicura consapevolezza.»
Mario Messinis

« The program was devised and introduced by Vittorio Montalti, an Italian composer who, at 30, is young enough to be the grandson of the great 20th-century composer Luciano Berio. The cellist Maria Kitsopoulos and the percussionist Daniel Druckman gave a compelling performance of Mr. Montalti’s “Passacaglia” for marimba and cello. Built on a sequence of four high squeals of the cello, the piece borrows a certain head-on energy from rock music, with both players pushing to transcend the limitations of a rigidly repetitive structure. The cello also struggles to transcend its own cello-ness with extended techniques producing sounds that are breathy and furry; at one point Ms. Kitsopoulos bowed the instrument’s backside while Mr. Druckman played the resonant tubes underneath the marimba’s keys.»
Corinna da Fonseca Wollheim – New York Times

«Vittorio Montalti, compositore poco più che trentenne, libero, grazie al pensiero e alla carta d’identità, da qualsiasi “obbligo scolastico”, ha innanzitutto il merito di non lasciare la croce dietro le quinte, di non prendere facili scorciatoie, ma di affrontare il canto in casa sua, cioè nel palazzo “incantato” dell’opera. Esemplare la sfida di Ehi Gio’, opera “nuovissima” commissionata dal Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto… Montalti punta diritto al cuore del canto e visita la stanza più sontuosa del palazzo.»
Guido Barbieri – La Repubblica

« Posso solo dire che il tono della musica e di un ensemble composto da otto elementi e da tre cantanti m’è parso nella sua disgregazione, quasi una frana, un diluvio di lapislazzuli, di schegge, di frammenti lievi come in un sogno. Era forse la musica giusta, elusiva, per il Rossini che Montalti e Compagno hanno voluto raccontare.»
Franco Cordelli – Il Corriere della Sera

« Dopo i cinquanta-sessantenni, che hanno vissuto da contemporanei la lezione dei grandi protagonisti dell’avanguardia post-bellica, il panorama italiano sembra essere avaro di figure di giovani musicisti in grado di assurgere a rinomanza internazionale. Il trentenne Vittorio Montalti (studi con Solbiati e Fedele) ci sembra avere chiarezza di idee e di propositi. Già nella Biennale Musica di ottobre la sua opera in un atto aveva mostrato buona efficacia e nuovamente ha suscitato impressione favorevole Unnamed Machineries, il brano commissionato dalla Fenice che è stato eseguito venerdì scorso al Teatro Malibran in prima assoluta, dopo eleganti parole della mecenate Marisa Bruni Tedeschi. Pur nella sua brevità, il pezzo coinvolge grazie ad un fascinoso gioco di contrasti tra sonorità sfuggenti, magici interventi di celesta, rudi e secchi interventi della percussione.»
Massimo Contiero – Il Mattino di Padova

«Convincente novità nella stagione del Teatro Sperimentale di Spoleto, con Ehi Gio’, lavoro commissionato per quest’anno al giovane compositore Vittorio Montalti. La musica di Montalti – al quale la Biennale Musica del 2010 conferì il Leone d’argento, che segnala giovani promesse – ha rivelato una fisionomia drammaturgica che con bell’intuito teatrale rende la prismatica, mutevole vicenda del protagonista che riflette su se stesso, e del mondo che lo avvolge e attorno a lui si agita. Ne è sorta una partitura a macchia di leopardo, che sciorina una vocalità multiforme: ora frammentata, tipo rap e con reminiscenze espressionista, ora pennellata di echi melodici, ora frenetica di scansioni vertiginose a mo’ di concertati. Ma anche la scrittura strumentale di Montalti è apparsa intessuta di soluzioni varie, che palpitano efficacemente tra suoni di ricerca, momenti di sapore tradizionale e interazioni con la parte elettronica. Se ne respira una suggestiva dimensione di libertà ed energia creativa»
Francesco Saponaro – Amadeus

«Il loro canto è fatto ora di sillabe spezzettate come nella musica di avanguardia di qualche decennio fa, ora di melodie postpucciniane, ora di vorticosi sillabati come nei più folli concertati rossiniani. Ma, accennando ogni volta a quei modelli con molta libertà, Montalti sfugge alle gabbie in cui il canto resta spesso imprigionato nelle opere moderne. Il giovane compositore non è meno abile nell’uso degli strumenti, che talvolta producono suoni che si mescolano e si confondono con quelli elettronici e talvolta sono impiegati in modo più tradizionale. La grande padronanza nell’uso dei ferri del mestiere e il sicuro senso teatrale, oltre naturalmente alla freschezza d’idee della giovinezza, sono gli ingredienti di un’opera riuscita benissimo»
Mauro Mariani – Il Giornale della Musica

«Vittorio Montalti’s impressive and inventive Passacaglia for marimba and cello—Daniel Druckman and Maria Kotsopoulos respectively—came next. Montalti, not yet 40 years old, served as host for the evening, and introducing his piece, talked about the inspiration of Ravel and Fausto Romitelli. From Ravel, he learned the value of repetition, and from Romitelli—an enormously talented composer whose early death left a gaping hole in contemporary music—he learned how to incorporate more populist musical ideas. Passacaglia is full of surprises and satisfactions. Every bit of Montalti’s use of the theme and variations form is full of creativity: the spare theme, played in the cello, is full of bent notes and shifting attacks; a descending marimba line has a tremendously jazzy articulation (Druckman sounded uncannily like a saxophonist, ghosting notes). The variations extended through dynamics and interplay between the two instruments, and the music touches on the exciting expressive freedom and  surprise of free jazz.»
George Grella – New York Classical Review

«La scelta dei compositori dell’ultima generazione è molto ampia, con il rischio però di esiti inevitabilmente discontinui. Si sono tuttavia notate alcune riuscite sicure. L’atto unico di Vittorio Montalti è un perfetto organismo comico in cui la parola si dissolve in un pulviscolo sonoro antinaturalistico…»
Mario Messinis – Il Gazzettino di Venezia 

«Per il resto la rassegna è un’ampia vetrina sui giovani autori d’oggi. Facendo qualche eccezione. Ad esempio Montalti e il suo atto univo, pare a noi che la maggior parte di essi non riesca a imporsi con tutta evidenza.»
Massimo Contiero – La Venezia Nuova 

« … la mia simpatia e` andata alla spregiudicatezza della seconda, dal trattamento del libretto alla buona compenetrazione delle parti vocali e strumentali con quella elettronica, dall’aver sfruttato a tutto tondo la bravura vocal- performativa di Jo Bulitt all’aver saputo creare momenti di garbato umorismo.»
Alessandro Turba – Musica 

«La straordinaria bravura di Jo Bullit, performer, attore, cantante dalle infinite risorse, per il quale l’opera è stata espressamente pensata, è una delle carte vincenti di questa opera freschissima, moderna, frenetica e interessante; un contenitore in cui scrittura musicale, macchina scenica, elettronica, videoproiezioni, testo e regia teatrale si coniugano perfettamente, a segnare la strada di quello che potrà essere il teatro musicale del futuro: assolutamente fruibile anche da non addetti ai lavori, di grande impatto ma anche estremamente colto, sapiente e complesso.»
Luca Iavarone – FanPage

«Con quest’operazione, pare di capire, Biennale Musica ha voluto favorire lo sviluppo della creatività giovanile mettendola a confronto con un genere, l’opera, poco associato al mondo giovanile. L’esperimento è riuscito, il pubblico ha affollato la sala ridendo nel corso dell’esecuzione e applaudendo a scena aperta, come succedeva una volta. La critica ha ben accolto i lavori realizzati in collaborazione con il teatro Donizetti di Bergamo.»
Rino Alessi – Italian Ways

«Sorprendono in particolare le parti vocali, trattate come monosillabi espressivi, nonché la grande prova del performer Jo Bullit nei panni del sottoposto.… straordinaria trasposizione scenica de L’aumento di Georges Perec. Applausi a scena aperta per autori, musicisti e interpreti.»
Diego Mantoan – NonSoloCinema

«Quando musica e regia rispondono ad un unico obiettivo, lo spettacolo funziona, conquista, e il teatro appare vivo. Come è successo per “L’arte e la maniera di affrontare il proprio capo per chiedergli un aumento” – in prima assoluta alla Cavallerizza per il festival Aperto – in cui il compositore Vittorio Montalti e la regista Claudia Sorace sono riusciti a vivificare un testo, quello di Georges Perec, in modo assolutamente sorprendente.»
Gazzetta di Reggio

« Un’atmosfera straniante, assecondata dalla tessitura musicale ideata da Montalti attraverso una materia sonora che miscelava inserti armonico-timbrici ora compatti ora frammentati con interventi di live electronics che amplificavano i balbettii racchiusi nel libretto Giuliano Compagno.»
Alessandro Rigolli – Il Giornale della Musica